Chiacchiere marziali

Uno dei momenti più belli e interessanti dell’allenamento non riguarda l’allenamento. Sembra assurdo ma è così.
Mi spiego meglio.

Spesso, finita la lezione e in attesa di aspettare che tutti si rimettano in sesto prima di uscire, c’è tempo per fare due chiacchiere. E il 90% delle volte si tratta di chiacchiere marziali.

yip man manIeri, ad esempio, questo spontaneo e improvvisato scambio di opinioni mi ha fatto ragionare su una cosa che non avevo ancora considerato: quali arti marziali sono adatte anche ad un pubblico più che adulto (o quasi anziano, scegliete voi). O meglio, quali sono gli stili che non pretendono una condizione fisica da super atleta per eccellere? Quali quelli che, superata una certa età, non ti relegano a semplice spettatore o a sparring partner di giovani ben più forti e veloci di te?

Il wing chun è uno di questi.

Allenarsi nel wing chun significa, specie per chi ha fatto già un po’ di esperienza in altri stili, ammorbidirsi. Che non significa rammollirsi ma sciogliere i muscoli, evitare di irrigidirsi, respirare e utilizzare il minimo indispensabile del tuo corpo per restare vigile e preparato al fine di rispondere alle mosse del tuo avversario. Facile a dirsi…

E’ un metodo che ti permette di praticare a qualsiasi età. Ecco perché possiamo vedere anziani che riescono a mettere in difficoltà atleti che hanno la metà dei loro anni. Non è un discorso di “forza bruta”, quanto di “centellinare la propria dose di forza e usarla solo quando serve”.

Non male come principio.

 

 

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The Grandmaster

Su youtube, se si cerca bene, si trovano delle cose davvero interessanti.

Tipo questo dietro le quinte (solo in cinese, purtroppo) del film “The Grandmaster” (sulla vita di Yip Man) che documenta i sopralluoghi della troupe capitanata dal regista hongkonghese Wong Kar-wai (l’autore di Hong Kong Express, Ashes of Time, In the Mood for Love) e la preparazione degli attori protagonisti (fra cui le star Tony Leung chiu-wai e Zhang Ziyi) nelle arti marziali… in questo caso specialmente nello stile Wing Chun (di cui Yip Man è stato uno dei più grandi maestri e divulgatori).

 

 

Non solo ananas

Mi ricordo che vidi una dimostrazione simile in tv, durante un programma serale su Canale 5 (era La Grande Sfida con Gerry Scotti).

All’epoca iniziavo ad appassionarmi alle arti marziali e vedere questo Maestro in grado di fare cose così strabilianti mi impressionò non poco. Ebbi poi modo di vederne una dal vivo di queste esibizioni, durante i Campionati Europei del 2000 a Milano. In quei pochi attimi si percepiva una tensione ed una concentrazione tale che non si sentiva volare una mosca.

Ho praticato Qwan Ki Do per quasi 20 anni.

Ora ho smesso e pratico altro. Però è stata sicuramente una bella esperienza e quello che so delle arti marziali lo devo quasi esclusivamente a questo relativamente poco conosciuto stile sino-vietnamita, codificato dal M° Pham Xuan Tong e divulgato in Italia dal M° Roberto Vismara.

…to be continued…
(ovvero, ne risentirete parlare in futuro quando troverò tempo e modi per discuterne in maniera un po’ più approfondita)

 

l’importanza della distanza

Mantenere la giusta distanza mentre si affronta un avversario è una delle regole più semplici (in teoria) e più difficili (in pratica) delle arti marziali. Il tempismo, la reattività ai movimenti altrui, il posizionarsi non tanto “lontano dal pericolo” quanto “fuori dalla traiettoria del pericolo”, pronto cioè a contrattaccare con decisione.

E se già è difficile a mani nude, il discorso si complica quando si utilizzano le armi tradizionali.

Allenarsi con la spada (seppur di legno) ti cambia le priorità dell’allenamento. Al primo posto non c’è né l’eleganza tecnica, né la foga agonistica. Devi solamente stare attento e non farti colpire. Perché se succedesse davvero (e con spade taglienti) saresti spacciato e affettato.

Questo apparentemente semplice obiettivo ti fa ragionare come non mai sulla posizione in cui sei quando attendi l’attacco, quando rispondi e quando contrattacchi.

E quando l’obiettivo lo raggiungi, allora puoi iniziare a perfezionare tutto il resto.

 

cambiare è bello

Il bello di cambiare arte marziale è quello di ritrovarsi senza punti di riferimento sicuri. Faccio un esempio.

Se prima dovevo tirare un pugno in un certo modo, altrimenti sbagliavo per questo e quest’altro motivo, ora lo devo tirare in un altro modo ancora, per questo e quest’altro motivo. E i motivi sono sempre gli stessi: potenza, equilibrio, posizione adatta al contrattacco. Peccato che siano due pugni (e due posizioni) quasi agli antipodi.

La varietà di stili esistenti al mondo è impressionante e, passati alcuni attimi di smarrimento, queste nuove rivelazioni ti aprono la mente. Non esiste una verità assoluta. Esistono tante strade diverse per raggiungere lo stesso posto.

Finora ne ho percorso una. Adesso sono ritornato al punto di partenza (senza passare dal via) e ne sto affrontando un’altra (anzi, due). Ma ho un vantaggio rispetto al passato. Conosco il territorio e so adattarmi alle situazioni.

Il mio background mi permette una consapevolezza maggiore rispetto agli altri compagni d’avventura, uno sguardo critico su ciò che sento e vedo.

Insomma, una condizione ottimale… sempre che il fisico tenga! 😛

 

The prodigal son (1981)

Il cinema di Hong Kong è pieno di pellicole che trattano, più o meno approfonditamente, di arti marziali.

Ok, il pensiero va subito a Bruce Lee. Ma non bisogna limitarci a quei pochi (e cinematograficamente nemmeno poi così belli) film interpretati dal piccolo drago.

Più o meno nello stesso periodo, nasceva un altro modo di intendere il cinema di kung fu. Più leggero, più scanzonato, decisamente meno drammatico e tragico.
E le gemme, all’interno di questo sotto-filone della kung fu comedy, sono tante e purtroppo, ancora oggi, decisamente poco conosciute.

Uno dei miei preferiti è The Prodigal Son, diretto e interpretato (anche se in un ruolo secondario) dal grande e grosso Sammo Hung.

Questo è uno dei combattimenti più interessanti, anche se il meno “comico” di quelli presenti nel film: un breve ma concitato incontro di stili. Sapete riconoscerli?

Un nuovo inizio

Ok, il titolo è un po’ altisonante. Ho solo ricominciato a praticare arti marziali.

Chi se ne frega, direte voi. Beh, non avete tutti i torti… nemmeno ci conosciamo.
Ecco quindi che mi presento.
La mia carriera di praticante inizia nel lontano 1993 (altro secolo, altro millennio) e continua con alti e bassi fino ad un paio di anni fa. Poi una pausa (nemmeno tanto lunga).

Ora si ricomincia. E, visto che siamo nel 2012, mi sono detto: facciamolo in puro stile 2.0! Cercherò quindi di condividere alcune mie vecchie e nuove esperienze di pratica, qualche considerazione, pensiero, consiglio sul mondo delle arti marziali e su tutto ciò che ci ruota intorno.

E’ uno spazio aperto, quindi chiunque voglia partecipare è il benvenuto. Così… giusto per sfatare subito uno stereotipo classico che descrive l’am come una disciplina chiusa e ben poco incline alla comunicazione e partecipazione critica.

Oddio, non che sia proprio così sbagliata questa visione… però, non mettiamo troppa carne al fuoco, ci sarà tempo per parlare anche di questo!